Silk Pavillion

Cosa succede se metti insieme 6,500 bachi da seta e apparecchiature super tecnologiche??

Se lo sono chiesti anche al MIT Media Lab, uno straordinario laboratorio di ricerche nato verso la metà degli anni ’80 con lo scopo di fondere diverse discipline creando un mix unico e potenzialmente sconfinato. La missione è “rispondere a domande non ancora domandate”.. Il che ci riporta al nostro quesito iniziale.

Grossomodo, l’esperimento Silk Pavillion (2013) consiste in questo: una struttura artificiale, composta da 26 pannelli poligonali ricoperti da fil di seta grazie ad un macchinario di precisione, viene affiancata all’instancabile lavoro di 6,500 bachi da seta, che vi tessono sopra; la geometria della struttura iniziale è stata creata tramite un algoritmo in grado di tracciare, partendo da un unico filo, differenti livelli di densità.

I bachi poi (utilizzati qui come una sorta di stampanti biologiche) tendono a rinforzare le parti “bucate” e, essendo influenzati anche da fattori ambientali quali le variazioni di luce e calore, tendono ad addensarsi verso le aree più scure e dense. Le aperture della struttura sono state create tenendo in considerazione anche le traiettorie dei raggi solari, tanto che il varco più grande, orientato contro l’Est, potrebbe essere utilizzato come un orologio solare.

P.S. – tra i collaboratori e promotori principali di questo progetto c’è un italiano! Il Prof. Fiorenzo Omenetto, ricercatore nel campo dell’ingegneria biomedica e, tra le specifiche aree d’interesse, nell’utilizzo della seta come materiale di base per applicazioni fotoniche, optoelettroniche e ad alta tecnologia. Da questo interesse, nasce anche un TED: Silk, the ancient material of the future

Fonte: Silk Pavillion – CNC Deposited Silk & Silkworm Construction at the MIT Media Lab su Creative Applications Network

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